La mostra alla Galleria di Palazzo Sarcinelli intende ripercorrere,
attraverso 70 opere dal 1957 al 1997, la produzione di Mario Schifano,
uno tra gli interpreti piu' geniali dell'arte contemporanea.
In occasione di quest'antologica, gia' programmata da tempo e che accade appena dopo la scomparsa
dell'artista, la prima dopo quella allestita nel 1974 alle scuderie della Pilotta
a Parma, viene pubblicata un'ampia monografia con oltre 150 riproduzioni a colori
e contributi critici di Achille Bonito Oliva, Fabrizio D'Amico, Marco Goldin, Marco Vallora,
Angela Vettese e Virginia Baradel.
Mario Schifano (1934 - 1998) ha da poco iniziato a dipingere da autodidatta quando, nel 1960,
lasciata da parte l'esperienza informale, presenta i primi monocromi realizzati su carta da pacco
incollata su tela grezza alla Galleria La Salita di Roma. Nella stessa rassegna titolata 5 pittori -
Roma '60, adottano soluzioni monocrome anche Tano Festa, Francesco Lo Savio, Franco Angeli, Giuseppe Uncini,
indicando una temperie che accomuna questi esponenti della giovane pittura romana all'entourage milanese di
"Azimuth", al noveau re'alisme di Klein e al new dada americano di Rauschemberg e Johns. L'ipotesi di azzeramento
del linguaggio pittorico, nata come reazione alle poetiche informali, assume comunque motivazioni e esiti stilistici dissimili.
In Schifano, la superficie e' generalmente irregolare, mossa e rilevata dalle tracce delle pennellate e delle colature,
campita con i colori vivi degli smalti spesso delilllitata tla un margine che la qualifica come "schermo", luogo di
proiezioni inconsce, emozionali o memoriali. Sullo spazio verniciato a cromie dissonanti, come quelle degli
oggetti di consumo, compaiono presto leggere scansioni modulari (griglie geometriche, quadrettature, bande
orizzontali o verticali) e cifre o lettere liberamente tratte dalla segnaletica contemporanea che preludono
al rapporto con l'imagerie pop. Si avvia gię da adesso un periodo di straordinaria maturita' espressiva, durato
per tutti gli anni settanta, a cui l'esposizione di Conegliano riserva particolare attenzione (circa 25 sono
infatti le opere di questo decennio).
Nel 1962 l'artista compie un viaggio in America: conosce la Pop Art, guardando con interesse sopratutto
a Segal, Oldemburg e Dine, e contribuisce alla sua diffusione, almeno in ambiente romano, in anticipo rispetto
alla Biennale di Venezia del 1964.
Tuttavia i celebri dipinti di questa stagione - quelli con le sigle Esso e Coca Cola -
non sono interamente riconducibili al filone americano, collocandosi piuttosto come riflessione sullo scollamento tra
linguaggio e realta', tra i frammenti ingigantiti delle lettere e il loro significato. Cosi' nei Paesaggi anemici del 1963-
1964 dove le notazioni "cielo", "alberi", "terra", "en plain air", "approssimativo" ecc. avvertono della non referenzialita'
dell'immagine. Come nei monocromi, la pittura si rivela "schermo" (che filtra e disinfetta il mondo, lo rende inoffensivo
ed accettabile: appropriabile, manipolabile, restituibile senza trauma all'immaginazione) (Calvesi).
Un ulteriore elemento di differenza rispetto alla pop d'oltreoceano e' il ricorso al reperterio iconico della tradizione,
da Leonardo a Piero della Francesca, Matisse, Brancusi, Duchamp, il Futurismo. (L'inventiva di Schifano - spiega Quintavalle
- sta proprio nell'avere saputo evitare la ripresa diretta di una poetica aliena e nel riscoprire una lingua ed un discorso in
una societa' e cultura nelle quali il modello pop poteva essere solo di rimando). Decontestualizzate, le "citazioni" subiscono
associazioni incongrue, spesso ironiche o ludiche, e contaminazioni con la dimensione banalmente quotidiana a ribadire la perdita di
senso dell'immagine nella contemporaneita'. Allo stesso modo, nel 1968, politicarrlente irnpegnato, l'artista inizia con la serie Compagni
Compagni a costruire per accostamenti iconici le storie di rivoluzioni.
Dopo una parentesi in cui smette con la pittura, intorno al 1970 Schifano realizza
le prime prove del ciclo Televisori: utilizza fotografie di programmi TV da lui stesso
scattate (l'obiettivo della polaroid e' medium previlegiato di oggettivazione anodina del reale),
le stampa sulla tela emulsionata, interviene con vivaci e stridenti colori alla nitro, immettendo di nuovo
le inimagini liberamente modificate e neutralizzate nel circuito collettivo. Notevole, in particolare, la serie
del 1973 ispirata ad un programma su De Chirico. Parallelamente, l'artista rivisita i motivi precedenti, dai "paesaggi
anemici", alle "palme" e le "stelle" tratte dalle Oasi del 1967, ai "futuristi", alle 'rbiciclette", agli alberi".
Dopo i Monumenti equestri del 1978 (i lavori pi significativi della seconda meta' degli anni Settanta dove, tra l'altro,
la pittura tende ad allargarsi alla cornice), nel decennio successivo Schifano sviluppa di preferenza il motivo della natura
adottando i colori acrilici e, dal 1985, la sabbia. Nascono i cicli Orti botanici e Naturale sconosciuto (esposti al Palazzo
delle Prigioni Vecchie di Venezia) e i grandi quadri della serie Ordine snaturato, Spazio liquido e Gigli d'acqua. Punto di arrivo
dell'antologica di Conegliano sono gli enormi pannelli presentati nel 1990 al Palazzo delle Esposizioni
di Roma e alcuni quadri degli anni piu' reventi.
Schifano, opere 1957-1997.
Conegliano, Palazzo Sarcinelli, dal 5 aprile al 31 maggio 1998. Orario 10-13, 15-19.
Chiuso il Lunedi tranne il 13 aprile. Mostra a cura di Marco Goldin, organizzata da Linea d'ombra s.a.s. di Conegliano
e promossa dalla Cittę di Conegliano con il contributo di Euromobil SpA, Assicurazioni Generali, Banca Antoniana Popolare
Veneta e CLAMM. Catalogo Electa con testi di Achille Bonito Oliva, Giuseppe Bonini, Fabrizio D'Amico, Marco Goldin, Marco Vallora,
Angela Vettese e Virginia Baradel.
Per informazioni: Linea d'ombra s.a.s. Tel. 0438/412647.
Vernice per la stampa sabato 4 aprile ore 11. Inaugurazione sabato 4 aprile ore l8.